..500 persone..
..e un altro successo ce lo siamo portati a casa. Abbiamo sfidato il tempo, la strada, la lontananza, le ferie, le vacanze, le gite premio.. ed abbiamo riunito ancora la famose "teste danzanti". L'atmosfera berbera del locale ha riscosso un grande successo, così come l'organizzazione è stata, almeno come FancaStaff, impeccabile. Come già fatto alla fine della serata ringraziamo di nuovo tutto lo staff che ha messo in moto la fancaMachine e come al solito l'ha fatta girare ad alti regimi.
E*, Cri e Miky - il triumvirato - le nostre colonne
Giulia - Bucky Wilco - la nostra fantastica cinica preferita
Lucy - il Socius - l'inizio del progetto Erirtrea, lo scalpitante topastro
Ga e Cla - le fans - lontane durante l'organizzazione, ma fondamentali come sempre
Fede e Sara - l'entità - le prime ad arrivare
Fra e Chiara - le scout - sempre in movimento
Enrico e Francesca - grazie per il progetto Tanzania
Sara e Riccardo - gli inossidabili - grazie per l'energia
e grazie a tutti quelli che hanno contribuito ai due progetti finanziati quest'anno, e per i quali daremo al più presto informazioni dettagliate sull'incasso, la destinazione e i primi risultati raggiunti.
Grazie a tutti quelli che ho dimenticati di inserire, non me ne vogliano, ma dall'ufficio, costretto a postare come un vero hacker, e soprattutto alle 9 di mattina, quando la parte neurologica è ancora nel mondo dei sogni.. non è facile.
..giuro che man mano che mi vengono im mente gli assenti dalla lista li inserisco...
Eccoci...SIAMO tornati...sabato 29
Sempre per i bimbi africani. Più in basso trovate tutti i dettagli dei progetti passati e futuri)
Non mancate... Confermate su fancastaff@libero.it
Sarà una serata indimenticabile tra cocktail, atmosfera, bagno a mezzanotte musica e per chi vuole anche relax sotto la tenda berbera....Insomma...ce ne è per tutti.
Solo due parole per raccontare qualcosa del mio paese d’origine: l’Eritrea.
È un po’ lungo lo so...ma appena ho letto l’articolo ho pensato subito che mi avrebbe fatto piacere farlo leggere ai miei amici...e allora l’ho trascritto per voi..buona lettura!
Due parole sull’eritrea
Quando centoventimila anni fa l’homo sapiens lasciò l’africa per conquistare il resto del mondo, partì probabilmente da queste coste:pietre vulcaniche disseminate su un secco deserto roccioso, un inospitale paesaggio lunare, rari cespugli immersi in una calura opprimente. Fu una prova di coraggio e d’intelligenza da quel centinaio di homo sapiens che decisero di voltare le spalle alla depressione della Dancalia e di attraversare il mare, arrivando nell’attuale Yemen. Gli altri restarono a guardare dalla riva desolata i pionieri in partenza, scossero la testa e si girarono dall’altra parte alla ricerca di una nicchia d’ombra ai piedi della catena montuosa. Oggi gli afar sono ancora lì, il popolo più coraggioso e tenace dell’Eritrea.
Se questa storia fosse vera, allora saremmo tutti eritrei.
Stiamo viaggiando ormai da qualche ora a bordo di una jeep, lungo le piste sassose accidentate. Ogni tanto incrociamo una famiglia di afar: un uomo, cinque cammelli, due donne, tre bambini e diciasette capre diretti verso il prossimo ciuffo di vegetazione.
La mia testa febbricitante sbatte sullo schienale della jeep. All’improviso vedo un albergo appena costruito: cosa ci faccia in mezzo a questa natura ostile è un mistero. Torno a chiedermelo anche un po’ di tempo dopo, quando mi ritrovo seduto sotto un padiglione con il tetto in paglia ad assaporare un’Asmara fredda, la birra locale. Perchè mai hanno deciso di costruire in questo luogo una hall con pavimenti lucidati e un’imponente reception in legno, circondata da giardini curati? Chi passa di qui? E per fare cosa?
“Sa”, risponde Yohannes, il manager dell’albergo,”qui c’è molto da vedere: il deserto, gli struzzi, le gazzelle, i paesaggi, gli asini selvaggi, il mare. Oppure ci si può godere la tranquillità sorseggiando una birra”.
La tranquillità di cui parla consiste nell’incessante rumore dei generatori di corrente. La voce armoniosa di Yohannes si perde nel padiglione: “Naturalmente non abbiamo ancora raggiunto il livello che vorremmo. Ma quando avremo la corrente, quando la strada da Massawa sarà asfaltata e potremo prendere prenotazioni per telefono, allora avremo molti, molti clienti”. L’Eritrea ha un migliaio di chilometri di coste sul Mar Rosso, e davanti a queste ci sono centinaia di isole incontaminate. Appena sotto la superficie dell’acqua c’è una barriera corallina unica, con una popolazione marina senza eguali: un paradiso per pescatori sportivi e amanti delle immersioni. Ma in Eritrea i turisti non hanno vita facile.
Questo dipende in primo luogo dal fatto che il contenzioso sul confine con l’Etiopia, che ha portato alla guerra tra il 1998 e il 2000, non è stato risolto. L’Eritrea è un paese in permanente mobilitazione. Di recente il presidente dell’Eritrea ha espulso dal paese alcuni osservatori Onu nel tentativo di attirare l’attenzione internazionale sul problema. I posti di blocco militari sulle strade interrompono continuamente il cammino dei viaggiatori. Non solo senza le giuste autorizzazioni da parte del ministero si rischia di restare impigliati nelle maglie dei controlli.
Sono le otto di mattina e il sole brucia già spietato attraverso i finestrini della jeep. Siamo in viaggio sulla pista per Massawa. A un tratto il mare scompare dalla nostra vista e la strada taglia in due una lingua di terra. A destra e a sinistra ci sono solo detriti. A un certo punto Simon, l’autista, indica una pista di sabbia che parte dalla nostra strada: “ Di qui si va al vecchio porto di Adulis. Ma ci sono solo un paio di pietre da vedere. Il resto del sito aspetta ancora di essere scavato.”
Adulis era uno dei più grandi porti dell’antichità: da qui si sviluppò il commercio tra Roma, l’Arabia, l’India e perfino
Ancora ragazzo, Menelik andò a trovare suo padre in Israele e tornò insieme a un gruppo di giovani, che solo a metà del viaggio gli rivelarono il contenuto del bagaglio: l’arca dell’alleanza rubata dal tempio di Gerusalemme, lo scrigno d’ora nel quale si trovava la tavola di pietra con i dieci comandamenti. Solo Menelik era degno di esserne il custode. Da allora Dio non avrebbe più rivolto la sua attenzione a Israele e al suo re dissoluto ma al regno di Aksum. Così l’Etiopia divento un grande paese benedetto da Dio. Ancora oggi le rivendicazioni territoriali etiopiche nei confronti dell’Eritrea si rifanno a questo mito e incredibilmente anche l’occidente ha sempre accettato questa vaga spiegazione storica.
Se si passeggia per Massawa, avvolti dall’atmosfera pigra del pomeriggio, si capisce appieno il significato della parola crogiolo. La città si estende su una striscia di terraferma e su due isole vicine alla costa. Su una di queste si trovano i palazzi costruiti nell’ottocento da turchi, egiziani, italiani e yemeniti. Il porto di Massawa entrò nelle mire europee nel 1869, quando fu aperto il canale di Suez. Tutte le potenze coloniali cercarono di conquistarsi un posticino sul Mar Rosso consapevoli dell’importanza di questa nuova rotta commerciale. Quando l’Europa, con la conferenza di Berlino del 1885, si spartì l’intera Africa (eccetto l’Etiopia), Massawa fu assegnata agli italiani. Poco dopo questi diedero un nome alla loro colonia: Eritrea.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’Onu approvò un cattivo compromesso, in base al quale l’Eritrea diventò parte di una federazione con l’Etiopia. Tutti sapevano che appena fosse partita la delegazione dell’Onu, Addis Abeba avrebbe dimenticato i patti e si sarebbe annessa l’intera Eritrea. Andò proprio così: gli etiopi si appropriarono di ciò che restava delle industrie e delle infrastrutture e in pochi anni l’Eritrea, che negli anni trenta aveva l’industria più sviluppata dell’Africa, fu catapultata indietro all’età della pietra.
I movimenti guerriglieri cominciarono la resistenza. Durante i trent’anni di guerra per l’indipendenza, gli appelli degli eritrei all’Onu per il rispetto degli accordi stabiliti non ottennero mai risposta, visto che formalmente l’Eritrea non esisteva più. Gli Stati uniti, privilegiando gli interessi strategici sulla tutela dei diritti umani, restarono sempre al fianco dell’alleato etiope, considerato prima un appoggio nella battaglia contro il blocco dell’est e poi un baluardo della cristianità contro il terrorismo islamico.
Quando l’Etiopia spodestò Hailè Sellasie e diventò socialista, anche il blocco dell’est smise di sostenere l’indipendenza eritrea: era inconcepibile che un movimento ribelle marxista combattesse contro uno stato marxista. Così l’Eritrea rimase da sola.
Nel suo discorso alle Nazioni Unite il presidente eritreo lo ha detto chiaramente: il fatto che l’Eritrea esista, lo deve solo a se stessa. L’ unica cosa per la quale gli eritrei devono ringraziare sono le poche tracce rimaste degli investimenti italiani: le ferrovie che negli ultimi anni hanno ricostruito con le proprie forze, e l’incomparabile capitale Asmara.
L’intera città esibisce un unico stile: art dèco italiana degli anni trenta. Superfici colorate fatte di piccoli luminosi tasselli di mosaico, edifici dalle linee arcuate, eleganti bar in acciaio cromato con le insegne dagli inconfondibili caratteri modernisti: Cinema Impero, Caffé Roma, Ristorante Roma, Ristorante Sicilia, Casa degli Italiani. Mussolini mise Asmara a disposizione dei suoi architetti per i loro esercizi di stile.
Nel bar le tazze sbattono sui piattini e la macchina dell’espresso sul bancone soffia stridula il vapore nel latte. Al mio fianco siede un uomo anziano che parla un italiano fluente. Il suo vestito non è nuovo: sembra avere la stessa età della macchina del caffé, ma è curato come se fosse appena tagliato da un costumista cinematografico. “Questa era la seconda Roma”, continua a ripetere.
E’ un normale pomeriggio domenicale all’italiana nel Corno d’Africa.
Siamo di nuovo seduti nella jeep. Dal finestrino si apre uno scenario da far scoppiare il cuore: davanti a formazioni rocciose imponenti si estende una pianura della regione del gash Barka, nella quale una linea di palme segna il corso di un fiume ormai prosciugato. I cammelli ne attraversano il letto in fila indiana e le capre rosicchiano i cespugli. La natura qui non regala nulla, a parte un paio di frutti spinosi che spuntano dagli innumerevoli cactus. Gli uomini portano vesti colorate e si spostano a dorso d’asino. Di tanto in tanto, nel mezzo di questo scenario biblico, si intravede un carro armato arrugginito con i cingoli sparsi tutt’intorno, rimasti là dove li ha lanciati l’esplosione di una mina.
Nel 1993, dopo quasi trenta sanguinosi anni, l’Eritrea è diventata uno stato autonomo attraverso un referendum popolare. Ma di fatto l’Eritrea è esistita davvero solo per cinque anni. Dalla fondazione dello stato fino all’ultima guerra con l’Etiopia costata la vita a settantamila uomini. Nel dicembre scorso una commissione internazionale ha stabilito che in questo conflitto Asmara è stata l’aggressore ufficiale. Ma allo stesso tempo ha riconosciuto le sue ragioni. Nel 2000, infatti, un’altra commissione aveva definito il tracciato del confine conteso, ed entrambe le parti si erano impegnate a rispettare la decisione. L’Etiopia però ha violato gli accordi.
Intanto le condizioni in Eritrea diventano sempre più critiche.
Oggi in Eritrea le leggi vengono scritte con la matita, per poter essere cancellate il giorno dopo. I giornalisti e i dissidenti vengono incarcerati. La costituzione del 1997 non è ancora entrata in vigore. I giovani vengono precettati per il servizio militare e passati due anni di leva hanno difficoltà a tornare alla vita civile. Nel paese c’è solo un partito e lo stato ha il pieno controllo su ogni sfera della vita.
Il nostro giro con Simon continua. Visitiamo l’arabesca Keren e il santuario che custodisce un vecchissimo baobab; saliamo fino al Debre Sina, l’antico convento dove i monaci sorvegliano la chiesa , ricavata in un macigno, che risale quasi ai tempi di Gesù. Ammiriamo paesaggi monumentali, precipizi mozzafiato, rovine imponenti della cultura adulica, un obelisco magico nel mezzo della depressione di Senafe.
Sul tutto aleggia la solita frase: “Quando il conflitto per il confine con l’Etiopia si risolverà....”.
Tratto da un articolo di Plinio Bachmann (Das Magazine)
Fin da quando ero bambina riecheggia nella mia testa: “Quando l’Eritrea avrà l’indipendenza, allora sì che le cose cambieranno...” ed ora, dopo tanti anni ancora sento ripetere: “Quando il conflitto per il confine con l’Etiopia si risolverà allora....”....anni e anni di attesa........quanta forza ci vuole per non smettere mai di credere che tutto presto si risolverà....
Lucia
FANCAFEST FOR ERITREAN CHINDREN
Summerfancafest 04
Raccolta fondi: 1500 euro
Progetto: realizzazione di una biblioteca in una scuola elementare a Maiharesat.
Sono stati selezionati dei titoli di libri per bambini attraverso un minireferendum sul blog della festa. Sono stati selezionati e comprati alcuni testi in lingua inglese, visto che è la lingua ufficiale dell’Eritrea ed il resto è stato spedito per l’acquisto dei testi localmente.
Winterfancafest 05
Raccolta fondi: 6500 euro
Progetto: ristrutturazione di una scuola elementare a Maiharesat e realizzazione di nuovi classi per la stessa scuola.
Sono state costruite due nuove classi che sono in uso da ben 5 mesi e sono state realizzate opere di manutenzione e ristrutturazione della parte di scuola preesistente. La scuola, presente nel villaggio da più di quaranta anni, necessitava di una completa ristruturazione del tetto e della pavimentazione.
...ho conservato e vi riporto i ringraziamenti da parte della comunità del villaggio di Maiharesat attraverso le parole di Sebhat, il responsabile con cui io comunico per le nostre iniziative:
“..Lucia about our project of the school for the time being I do not have photos but I will send you in the future soon any how now we have finished two classes and painted them. They are using it for more than five months and we have done some maintenances also at the old building and we changed some old benches of the students and we plan again to renovate all the rooms also in the future. The help which you and your friends have helped us was really a great help for our school, thank you so much.
The village,as I have told above, was able to build two rooms with that and also some renovations at the old existing building”.
Summerfancafest 06
Progetto: Completamento lavori scuola a Maiharesat.

Vi riporto ora alcune informazioni sul villaggio in cui si trova la scuola.
Maiharesat
Maiharesat è un villaggio eritreo di media grandezza situato nella parte meridionale della regione di Segeneiti appartenente alla regione Debub. Precisamente è posizionato a
Popolazione :
La popolazione del villaggio è composta da 250 famiglie per un totale di 1500 abitanti circa. La maggior parte di questi appartengono alla religione cristiana ed una parte minore alla religione islamica. A loro volta i cristiani si suddividono in cristiani copti ed in cristiani ortodossi (copti). Tali gruppi, qui come nel resto del paese, convivono armoniosamente.
Servizi sociali:
Nel villaggio è presente una scuola elementare in cui sono iscritti circa 200 studenti. La scuola è gestita e amministrata dalla comunità del villaggio con il sostegno e l’aiuto della chiesa cattolica.
Non sono presenti altre scuole quindi terminata la scuola elementare per continuare gli studi i studenti sono costretti ad iscriversi alla scuola di Segeneiti, la cittadina più vicina che si trova a
L’unica fonte di acqua potabile del villaggio si trova ad
Nel villaggio ci sono due chiese (una cattolica e l’altra ortodossa) ed una piccola moschea.
L’ospedale di riferimento si trova a Digsa, un villlagio più grande che dista circa
Nel villaggio non ci sono mulini quindi la popolazione è costretta a portare il grano con animali da soma fino a Digsa e Segeneiti, le due cittadine più vicine.
La popolazione del villaggio è dedita all’agricoltura o all’allevamento di piccoli ruminanti, ma a causa della siccità e di terreni poco fertili i raccolti sono scarsi e la condizioni economica degli abitanti del villaggio molto critica.
Cambio:
1 Euro = 18.50 Eritrean Nakfa.
Per ulteriori info scrivete al seguente indirizzo di posta elettronica:
inFESTIAMO
..balla, parla e sparla
sul 9 e 10 Aprile
DOMENICA 2 APRILE
ORE 21.00
QUBE
(via di Portonaccio 212)
INGRESSO GRATUITO
a cura dei cittadini di incontriamoci con il contributo organizzativo del Comitato Veltroni Roma ed in collaborazione con il fancaStaff

OKKIO!!!
ANNULLATA!!!

purtroppo il locale si è allagato.. ebbene sì.
quindi ci vediamo costretti a rimandare la festa a data da destinarsi...
ci scusiamo con tutti e vi preghiamo gentilmente di imprecare anche voi in coro contro Giove Pluvio...
keep in touch..
lo staff
.AutumnFancaFest.Official T-shirt.
La scelta definitiva della composizione da stampare sulla maglia dell'AFF è la seguente..
enjoy

.Choose your fanca.T-shirts.
Votazione finale per le maglie AFF. Scrivete nei commenti la preferenza per Front e Back. (es. F.3 - B.2) lasciando il vostro nome o nick.name.
N.B. - La sfumatura dell'arancione probabilmente diventerà un colore pieno. Sotto con i voti ed entro domani si decide.
Enjoy..
the stAFF





..ecco la scuola che stiamo finanziando con le fancafest!

..la scuola si trova a Maiharesat, un villaggio a 75 Km a nord della capitale dell'Eritrea..Asmara !

ci stiamo occupando della ristrutturazione dell'edificio...

..i lavori sono iniziati dal tetto..purtroppo la difficoltà nel reperire i materiali nonchè le difficoltà di trasporto di questi allungheranno i tempi di realizzazione...
..altra fanca..altri lavori !!!